Negli ultimi anni, l’Iran ha sviluppato un sistema di rete noto come National Information Network (NIN), un’infrastruttura digitale nazionale progettata per funzionare anche in assenza di connessione alla rete globale. Questo sistema, spesso definito anche “internet nazionale”, consente allo Stato di mantenere attivi servizi essenziali – come il sistema bancario, le comunicazioni interne, i negozi online e le piattaforme educative – anche durante blackout o restrizioni dell’accesso internazionale. L’obiettivo non è soltanto tecnico, ma anche politico: controllare il flusso delle informazioni, soprattutto nei momenti di crisi, come durante le proteste o i recenti attacchi bellici, quindi per motivi legati alla cybersicurezza e per ridurre la dipendenza dalle piattaforme globali.

L’Iran è stato più volte criticato da organizzazioni per i diritti umani per aver limitato o bloccato l’accesso all’internet globale. Già prima dei blackout più recenti, l’accesso a numerosi siti e piattaforme internazionali risultava fortemente limitato e spesso possibile soltanto tramite VPN (Virtual Private Network). Motori di ricerca e servizi come Google e YouTube, così come alcune piattaforme social quali Facebook, WhatsApp, Telegram e X, erano infatti filtrati o soggetti a restrizioni periodiche. Questo sistema di filtri ha inoltre favorito la nascita di un vero e proprio mercato parallelo delle VPN, vendute informalmente attraverso canali Telegram, account Instagram, siti non ufficiali e reti locali di rivendita. Negli ultimi anni, tuttavia, le autorità hanno fatto ricorso, in diverse occasioni, non soltanto al filtraggio selettivo, ma anche a blackout quasi totali o totali della rete internazionale, mantenendo attivi solo alcuni servizi interni. Tale strategia rende ancora più evidente la funzione dell’internet nazionale non solo come strumento di continuità interna, ma anche come meccanismo di isolamento digitale del Paese rispetto all’esterno.

Dal punto di vista tecnico, il controllo della rete si realizza attraverso diversi strumenti: limitazione del traffico verso l’estero, blocco dei domini, filtraggio dei contenuti e interventi diretti sugli operatori di telecomunicazione. In situazioni di crisi o conflitto, queste misure consentono di ridurre drasticamente la connettività internazionale, preservando al tempo stesso una rete domestica più controllata. Durante recenti episodi di blackout, la connessione globale è scesa a livelli minimi, mostrando la capacità del sistema di separare il Paese dalla rete mondiale pur garantendo il funzionamento di alcuni servizi locali. Questo modello presenta tuttavia limiti significativi. La separazione, anche solo parziale, dalla rete globale riduce l’accesso a informazioni, risorse accademiche e strumenti internazionali, incidendo in particolare su studenti, ricercatori e professionisti. Al tempo stesso, l’uso di piattaforme locali solleva questioni legate alla protezione dei dati e alla sorveglianza. Nonostante ciò, l’ambiente digitale iraniano mostra una notevole capacità di adattamento: anche in condizioni di forte restrizione, la comunicazione non si interrompe del tutto, ma si riorganizza in forme locali, ibride o alternative, evidenziando la complessa interazione tra controllo istituzionale e resilienza sociale.

In questo contesto si inserisce lo sviluppo di applicazioni e piattaforme nazionali pensate come alternative, parziali o complete, ai servizi internazionali. Tra le più diffuse vi sono Rubika e Bale: la prima combina funzioni di messaggistica, contenuti video e social media, mentre la seconda si presenta come una piattaforma di messaggistica con servizi aggiuntivi, inclusi alcuni strumenti collegati ai pagamenti digitali. Nel campo della didattica e della comunicazione professionale, Skyroom si è affermato come una delle principali piattaforme iraniane per webinar, classi virtuali e videoconferenze, mentre Shad, sviluppata dal Ministero dell’Istruzione durante la pandemia, è divenuta uno degli strumenti centrali per la didattica scolastica a distanza. Accanto a queste applicazioni, ulteriori piattaforme locali contribuiscono al consolidamento di un’infrastruttura digitale interna sempre più integrata, che comprende anche servizi bancari, sanitari e amministrativi. Anche nel settore dell’intrattenimento e dei contenuti audiovisivi esistono equivalenti locali ai grandi servizi globali. Aparat svolge in parte una funzione simile a YouTube, consentendo la pubblicazione e la fruizione di video da parte degli utenti; Filimo e Namava operano invece nel campo dello streaming on demand, come alternative nazionali a piattaforme quali Netflix. In parallelo, l’economia digitale interna si è sviluppata attraverso servizi come Digikala, spesso paragonata ad Amazon per il commercio elettronico, e Divar, piattaforma molto utilizzata per annunci e compravendite di beni, immobili, automobili e servizi.

Nel settore dei servizi quotidiani, Snapp rappresenta uno degli esempi più evidenti di “super-app” iraniana, offrendo trasporto urbano, consegna di cibo e altri servizi collegati alla vita quotidiana. A ciò si aggiungono piattaforme e applicazioni dedicate ai servizi bancari, postali, sanitari e amministrativi, che mostrano come l’internet nazionale non sia limitato alla comunicazione, ma sostenga una parte crescente della vita economica e sociale del Paese. Anche Zarebin si inserisce in questa logica come motore di ricerca in lingua persiana, sviluppato per facilitare l’accesso ai contenuti web e ai servizi digitali locali. Inoltre, negli ultimi anni si registrano tentativi di sviluppo anche nel campo dell’intelligenza artificiale, con la diffusione di strumenti locali e adattamenti di modelli linguistici, talvolta indicati come equivalenti nazionali delle principali piattaforme globali. Esistono anche canali televisivi e piattaforme di contenuti online, tra cui alcune reti come Mahoor, che operano anche attraverso infrastrutture digitali nazionali. Tuttavia, le modalità di integrazione di tali servizi con la rete interna risultano variabili e non sempre pienamente verificabili.

Nel loro insieme, queste piattaforme delineano un ecosistema digitale parallelo, che riproduce su scala nazionale molte delle funzioni tipiche dell’internet globale. Nel complesso, queste piattaforme non sostituiscono pienamente l’ecosistema digitale globale, ma ne riproducono alcune funzioni essenziali all’interno di uno spazio più controllato e regolato a livello nazionale. Proprio per questo, il caso iraniano mostra come l’infrastruttura digitale interna non rappresenti soltanto una risposta tecnica alle sanzioni e alle restrizioni, ma si configuri anche come uno strumento strategico di gestione della connettività, dell’informazione e della continuità dei servizi in contesti di crisi.