Dalla diplomazia al siluro: l’episodio dell’IRIS Dena

I marinai iraniani dell’IRIS Dena, disarmati, sono diventati loro malgrado il volto umano di un’escalation che ormai si sposta anche in mare aperto. Secondo quanto riportato, la nave era stata invitata a partecipare ad un’esercitazione navale in India, insieme agli Stati Uniti: l’equipaggio sarebbe stato accolto a terra e fatto sfilare davanti al Presidente indiano come gesto simbolico di cooperazione.

Successivamente, mentre l’imbarcazione iraniana stava rientrando in patria, senza alcun preavviso è stata colpita da un siluro lanciato da un sottomarino statunitense, presente nelle stesse acque, vicino alle coste dello Sri Lanka.

Dopo l’impatto, la scena non sarebbe rimasta confinata alla dimensione “militare”, trasformandosi in una corsa contro il tempo per salvare vite umane. Il compito di recuperare vittime e superstiti è ricaduto sulla Marina dello Sri Lanka, intervenuta nelle operazioni di ricerca e salvataggio. Secondo le informazioni diffuse, sarebbero stati tratti in salvo 32 marinai su un equipaggio di circa 180 uomini.

Per chi racconta l’episodio, non si sarebbe trattato semplicemente di un’azione di guerra, vi ma di un tradimento: un’imboscata sotto il pretesto della diplomazia, seguita da un rifiuto di mostrare persino il più elementare senso di umanità verso chi stava morendo. Sul piano politico, Teheran ha condannato l’accaduto come un atto di aggressione, con potenziali conseguenze per l’equilibrio della regione e con lo Sri Lanka coinvolto nella gestione delle operazioni di soccorso e delle ricadute diplomatiche.

Secondo le accuse circolate nelle ore successive, gli Stati Uniti avrebbero inoltre violato le Convenzioni di Ginevra: quando una nave da guerra (in questo caso anche disarmata) viene colpita e sta affondando, gli attaccanti hanno l’obbligo di cercare e soccorrere i sopravvissuti.