In questi ultimi giorni molti si sono chiesti perché alcuni abbiano sostenuto che l’attuale capo di Stato in Iran non sia un Ayatollah, mentre l’agenzia IRNA nel suo comunicato lo aveva chiamato tale.

Innanzitutto, per un lettore di cultura cattolica bisogna chiarire un punto importante. Nello sciismo duodecimano — malgrado la sua apparente somiglianza con la Chiesa cattolica — non esiste un potere centrale che elargisce titoli attraverso una nomina ufficiale universale. Il titolo, piuttosto, si consolida socialmente e accademicamente. Nello sciismo non esistono atti istituzionali precisi che conferiscano questi titoli: essi emergono dal riconoscimento da parte di altri studiosi e degli studenti.

Mentre nella Chiesa cattolica la guida dei fedeli è il magistero della Chiesa, nello sciismo tradizionalmente il punto di riferimento religioso viene scelto direttamente dai fedeli non dall’alto.

Inoltre, nello sciismo ci si aspetta che un’autorità religiosa in materia di legge abbia pubblicato un manuale (Risalah Amaliyyah), in cui spiega la corretta condotta ai fedeli profani e ordinari che lo seguono. Mojtaba Khamenei non ha pubblicato alcun manuale di questo genere. Negli ultimi anni ha mantenuto deliberatamente un profilo basso, continuando le proprie attività economiche grazie a una rete finanziaria nel Regno Unito e negli Emirati Arabi Uniti. È, di fatto, un uomo d’affari, non una guida religiosa.

C’è un oceano di distanza tra lui e figure dei grandi Ayatollah come Sistani, Khoi o Borujerdi.

L’attribuzione del titolo da parte delle emittenti vicine alla linea dura in Iran rappresenta piuttosto un tentativo di offrire prestigio all’attuale Guida Suprema, che il Consiglio degli Esperti ha dovuto “eleggere” in fretta e furia sotto la pressione del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione (i Pasdaran). Nelle attuali condizioni di guerra, infatti, il controllo del Paese è passato in larga misura nelle mani dei Pasdaran, come era prevedibile.

La trasmissione dell’ufficio in maniera patrilineare — come se si trattasse di una monarchia — era stata criticata dallo stesso fondatore della Repubblica islamica. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la morte dell’ex Presidente iraniano Raisi (che era considerato l’altro possibile candidato all’ufficio), erano circolate voci su una possibile successione di Mojtaba. Il defunto Ali Khamenei aveva però negato pubblicamente questa eventualità.

La controversia su questa “elezione” non deriva tanto dal fatto che sia stato compiuto un atto incostituzionale, quanto piuttosto dalla mediocrità del rango religioso di Mojtaba e dal fatto che la Repubblica islamica non poteva trasformarsi così apertamente in una monarchia ereditaria.

Ciò che le preme ribadire, per i motivi spiegati nel suo post precedente, è che rimane comunque sbagliato usare l’espressione “il regime degli Ayatollah” per indicare lo Stato iraniano.

Le espressioni corrette sono: lo Stato iraniano, la Repubblica islamica, oppure – se si vuole usare un registro critico – il regime iraniano. Sono termini semplici, comprensibili e soprattutto corretti.