L’Osservatorio sull’Iran pubblica, per la prima volta in lingua italiana, il comunicato La solidarietà oltre gli schieramenti ideologici: a sostegno della lettera aperta in solidarietà con i prigionieri politici in Iran, sottoscritto da ex prigionieri politici iraniani, attivisti, scrittori, artisti, intellettuali, accademici, ricercatori e membri della società civile, in Iran e all’estero. Il documento nasce a sostegno della lettera aperta apparsa sul Guardian il 20 agosto 2026 e rifiuta la falsa alternativa che vorrebbe costringere il popolo iraniano a scegliere tra l’aggressione militare ed economica esterna e la repressione interna.

Senza equiparare fenomeni di natura e origine differenti, la dichiarazione chiede la fine della guerra e della punizione collettiva della popolazione iraniana, l’immediata sospensione delle esecuzioni e la liberazione di tutti i prigionieri politici. Con la pubblicazione della traduzione italiana integrale, l’Osservatorio intende contribuire alla diffusione di un appello che afferma una solidarietà indipendente dagli schieramenti ideologici, contraria tanto all’intervento militare straniero quanto alla repressione interna e a ogni strumentalizzazione della sofferenza del popolo iraniano.

Leggi il comunicato completo:

Noi, sottoscritti ex prigionieri politici iraniani, attivisti, scrittori, artisti, intellettuali, accademici, ricercatori e membri della società civile, in Iran e in esilio, esprimiamo con fermezza il nostro sostegno alla lettera aperta pubblicata su The Guardian il 20 agosto 2026, To Iran’s Political Prisoners, Trapped ‘Between Two Blades of A Scissors.

Il principio alla base della lettera è chiaro: il popolo iraniano non deve essere costretto a scegliere tra l’aggressione militare ed economica proveniente dall’esterno e la repressione dello Stato. Facciamo nostra la richiesta di porre immediatamente fine alle esecuzioni, di liberare tutti i prigionieri politici, di porre fine alla guerra e di interrompere la punizione collettiva inflitta al popolo iraniano. Esprimiamo il nostro apprezzamento per lo storico gesto dei firmatari, che hanno scelto di costruire solidarietà con il popolo iraniano ponendo in primo piano la lotta dei prigionieri politici direttamente sottoposti alla repressione statale.

L’impiego della metafora delle “due lame di una forbice” per descrivere la condizione degli iraniani che si trovano ad affrontare contemporaneamente la guerra e la repressione statale, non implica alcuna equivalenza morale o politica. Riconoscere e condannare molteplici forme e fonti di violenza non significa cancellarne le origini né confonderne le intenzioni. Al contrario, questa metafora pone al centro la realtà vissuta da coloro che sono intrappolati tra pressioni inconciliabili.

La logica binaria che pretende un’adesione esclusiva o alla Repubblica Islamica o alle potenze imperialiste è filosoficamente inconsistente ed eticamente impoverita. La chiarezza morale non consiste nell’eliminare le differenze, ma nel rifiutarsi di permettere che una forma di dominio venga utilizzata per giustificarne un’altra. La vera solidarietà respinge il falso dilemma di dover scegliere tra diverse ingiustizie; essa impone di opporsi a tutti i sistemi di repressione e oppressione che intrappolano e colpiscono le persone più vulnerabili.

I firmatari della lettera hanno sostenuto con forza che uno Stato può essere contemporaneamente oggetto di un’aggressione esterna e artefice di una repressione interna; queste due verità devono essere considerate insieme.

La storia dell’Iran è segnata da interventi stranieri – tra cui il bombardamento del Parlamento iraniano, sostenuto dalla Russia, dopo la Rivoluzione costituzionale del 1908; il colpo di Stato del 1953 orchestrato dalla CIA e dall’MI6; e, in tempi più recenti, le sanzioni e l’attuale guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

È inoltre segnata dalla repressione statale, sia prima sia dopo la Rivoluzione del 1979: dalla detenzione politica alle esecuzioni, dall’obbligo del velo come forma di apartheid di genere alla censura, dalla repressione della società civile e delle minoranze religiose all’oppressione sistematica di curdi, baluchi, arabi e turchi dell’Iran.

Anni di repressione sistematica e di persecuzione dei movimenti civili, dei sindacati e degli attivisti all’interno dell’Iran hanno reso, di fatto, estremamente difficile la possibilità di realizzare dall’interno del Paese qualsiasi cambiamento politico strutturale e trasformativo.

Riconoscere e condannare questa duplice realtà è fondamentale: la sofferenza dei prigionieri non viene attenuata dalla condizione in cui versa il loro carceriere, né i loro diritti possono essere subordinati alla geopolitica. Giustizia, libertà e democrazia, pertanto, non possono essere rinviate o sacrificate in nome della cosiddetta “resistenza anti-imperialista” del regime contro le forze esterne.

A coloro che considerano la Repubblica Islamica l’unica forza della regione a sostenere la causa palestinese, dobbiamo ricordare che, molto prima della Repubblica Islamica, la sinistra iraniana ebbe un ruolo centrale nella costruzione di reti di solidarietà con i palestinesi progressisti. Si tratta di un’eredità radicata nella lotta anticoloniale e nell’internazionalismo, che non ebbe inizio con la nascita della Repubblica Islamica.

Questo stesso movimento di sinistra fu la prima vittima della dura repressione seguita alla Rivoluzione del 1979. L’esecuzione di massa dei prigionieri politici nell’estate del 1988 è stata documentata da numerosi ex prigionieri politici iraniani, studiosi e organizzazioni per i diritti umani e costituisce un crimine contro l’umanità.

Rifiutiamo la strumentalizzazione della sofferenza iraniana, sia quando viene utilizzata per giustificare un intervento militare straniero, sia quando viene impiegata come pretesto per la repressione interna. Le vite degli iraniani non devono essere manipolate a fini di propaganda da nessuno schieramento ideologico.

Le leggi interne di uno Stato sovrano che criminalizzano la protesta e il dissenso, impongono confessioni estorte, danno luogo a processi farsa e prevedono l’esecuzione sommaria dei prigionieri in assenza di prove non rappresentano un segno della legittimità di tali leggi; sono, al contrario, una testimonianza della loro ingiustizia e devono essere respinte.

Una “resistenza” che chiude gli occhi di fronte alla lotta dei prigionieri politici non è degna di questo nome. Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti coloro che resistono al dominio, all’oppressione e alle guerre imperialiste.

In solidarietà,

Elenco dei firmatari

Frieda Afary, scrittrice, traduttrice, bibliotecaria, Los Angeles, California, USA

Janet Afary, Professoressa di Storia, University of California, Santa Barbara, USA

Amir Ahmadi Arian, scrittore, Professore di Creative Writing, Binghamton University, USA, Iran

Hamid Akbari, Audrey Reynolds Professor Emeritus of Management, University of Chicago, Illinois, USA

Hossein Akbari, ex prigioniero politico, scrittore, ricercatore sul movimento sindacale, Iran

Reza Akrami, ex prigioniero politico, attivista politico, Francia

Kazem Alamdari, Professor Emeritus di Sociologia, California State University, USA

Aida Amidi, ex prigioniera politica, poetessa, Iran

Batoul Arasteh, attivista per i diritti umani, Francia

Shahrzad Arshadi, regista, drammaturga, Canada

Maryam Ashrafi, fotografa, attivista sociale, Francia

Touraj Atabaki, Professor Emeritus di Storia sociale del Medio Oriente e dell’Asia centrale, Leiden University, Paesi Bassi

Pouyesh Azizeddin, ricercatore nel campo della tecnologia e dei diritti umani, Slovenia

Ali Banuazizi, Professore di Scienze politiche, Boston University, USA

Monireh Baradaran, ex prigioniera politica, attivista per i diritti umani, scrittrice, Germania

Nora Bayani, attivista per i diritti delle donne, USA

Mansoureh Behkish, attivista femminista di sinistra, ex prigioniera politica, membro delle Families of Khavaran, Germania

Alireza Behnam, poeta, traduttore, giornalista, Iran

Alireza Behtoui, Professore di Sociologia, Södertörn University, Svezia

Atena Daemi, ex prigioniera politica, attivista per i diritti umani, Canada

Mehrdad Darvishpour, sociologo, Professore associato, Senior Lecturer in Social Work presso Mälardalen University, Svezia

Armen Davoudian, poeta, traduttore, Stanford University, USA

Amin Feizpour, fondatore e direttore di “Iran Circle”, USA

Parastou Forouhar, artista, attivista sociale, Germania

Halleh Ghorashi, Professoressa di Scienze sociali, Vrije University, Paesi Bassi

Barbad Golshiri, artista, attivista sociale, Francia

Mohammad Habibi, portavoce del Consiglio dell’Iran’s Teachers’ Trade Association, Iran

Hadi Hiyali, ex prigioniero politico, scrittore, Iran

Ali Hojat, ex prigioniero politico, graphic designer in pensione, USA

Homa Hoodfar, attivista per i diritti delle donne, Professor Emeritus di Women’s Studies, Concordia University, Canada

Asghar Izadi, ex prigioniero politico, attivista politico, Germania

Guissou Jahangiri, ex Segretaria generale della International Federation for Human Rights, difensora dei diritti delle donne, attivista per i diritti umani, Francia

Pouria Jahanshad, ricercatore di Scienze sociali, Iran

Milad Jannat, ex prigioniero politico, poeta, traduttore, Iran

Aso Javaheri, attivista femminista, PhD student, Simon Fraser University, Canada

Mihan Jazani, attivista politica, Francia

Fatan Jokar, ex prigioniera politica, attivista per i diritti umani, Finlandia

Mehrangiz Kar, avvocata, attivista per i diritti delle donne, USA

Kazem Kardavani, attivista sociale, ricercatore di Scienze sociali, Germania

Golshid Karimian, scrittrice, ricercatrice, Iran

Sara Karimian, Research Associate in Scienze politiche, University of Sussex, Inghilterra

Nasser Khandabi, ex prigioniero politico, Canada

Reza Khandan, ex prigioniero politico, scrittore, Iran

Mina Khanlarzadeh, Professoressa di Storia, Deep Springs College, USA

Nasim Khaksar, ex prigioniera politica, romanziera e scrittrice, Paesi Bassi

Azam Khatam, attivista per i diritti delle donne e per l’ambiente, ricercatrice, York University, Canada

Azar Khounani, specialista in Early Childhood Education, USA

Amir Kianpour, scrittore e ricercatore, Parigi, Francia

Saeed Madani, ex prigioniero politico, sociologo, Iran

Chowra Makaremi, ricercatrice di antropologia, CNRS, Francia

Zaman Massoudi, attivista politico, Germania

Mahnaz Matin, medico, ricercatrice e attivista per i diritti delle donne, Francia

Kamran Matin, Professore di Relazioni internazionali, University of Sussex, Inghilterra

Farzaneh Milani, Professor Emerita di Gender Studies, University of Virginia, USA

Haideh Moghissi, Professor Emerita di Women’s Studies, York University, Canada

Nasser Mohajer, difensore dei diritti dei prigionieri politici, ricercatore di Storia iraniana contemporanea, Francia

Shahrzad Mojab, attivista femminista, Professor Emeritus di Women’s Studies, University of Toronto, Canada

Saeed Molaei, ex prigioniero politico, attivista sociale, Iran

Esha Momeni, ex prigioniera politica, docente di Gender Studies, University of California, Los Angeles, USA

Shaghayegh Moradi, ex prigioniera politica, attivista per i diritti umani, Iran

Manijeh Moradian, attivista femminista, Professoressa di Women’s Studies, Barnard College, New York, USA

Ghazaleh Motamed, set costume designer, attivista femminista nel movimento “Me Too”, Francia

Negar Mottahedeh, Professoressa di Letteratura comparata, Duke University, USA

Hafez Mousavi, poeta, scrittore, Iran

Nima Naghibi, Professoressa di English Studies, Toronto Metropolitan University, Canada

Shiva Nazar Ahari, ex prigioniera politica, membro fondatore del consiglio direttivo e portavoce del Committee of Human Rights Reporters, Slovenia

Mohammad Reza Nikfar, filosofo, Germania

Farhad Nomani, Professor Emeritus di Economia, American University of Paris, Francia

Kambiz Norouzizadeh, ex prigioniero politico, attivista per i diritti umani, Iran

Nader Ossareh, ex prigioniero politico, saggista politico, Francia

Saeed Paivandi, sociologo, Direttore del LISEC Research Center, University of Lorraine, Francia

Pouya Pour-Amin, ex prigioniero politico, compositore, sound designer, Norvegia

Nazanin Pouyandeh, pittrice, Francia

Anahita Rahmani, ex prigioniera politica, Canada

Saeed Rahnema, Professor Emeritus di Scienze politiche, York University, Canada

Hossein Razzagh, ex prigioniero politico, attivista politico, Germania

Abdollah Rezaei, ex prigioniero politico, attivista del sindacato degli insegnanti, Iran

Mona Roshan, ex prigioniera politica, Canada

Somayeh Rostampour, ricercatrice di Scienze sociali, attivista femminista curda, Francia

Mihan Rousta, difensora dei diritti dei prigionieri politici, membro di una famiglia di persone giustiziate negli anni Ottanta, Germania

Ali Sabouri, ex prigioniero politico, poeta, Iran

Khosrow Sadeghi Boroujeni, scrittore, giornalista, Iran

Shadi Sadr, ex prigioniera politica, avvocata internazionale per i diritti umani

Shokoufeh Sakhi, ex prigioniera politica, docente di Gender Studies, University of Toronto, Canada

Hossein Sarbandi, ex prigioniero politico, attivista politico, Iran

Parisa Sardashti, scrittrice, attivista femminista, Francia

Nastaran Saremy, attivista femminista e ambientalista, PhD student, Simon Fraser University, Canada

Faraj Sarkohi, ex prigioniero politico, giornalista, Germania

Khashayar Sefidi, ex prigioniero politico, attivista del movimento studentesco, Iran

Asad Seif, scrittore, ricercatore, Germania

Siyavash Shahabi, giornalista, attivista sociale, Grecia

Fatemeh Shams, poetessa, attivista femminista, Professoressa di Letteratura, University of Pennsylvania, USA

Mansoureh Shojaee, ex prigioniera politica, scrittrice, attivista per i diritti delle donne, Paesi Bassi

Roozbeh Sohani, ex prigioniero politico, poeta, Iran

Nasim Soltanbeygi, giornalista, Iran

Amir Soltani, scrittore, attivista sociale, difensore dei prigionieri politici, USA

Nahid Taghavi, ex prigioniera politica, attivista per i diritti delle donne, Germania

Jinoos Taghizadeh, attivista, visual artist, Canada

Mona Tajali, attivista per i diritti delle donne, ricercatrice di Women’s Studies, Stanford University, USA

Manijeh Tam, attivista culturale, Francia

Taghi Tam, ex prigioniero politico, pensionato, Francia

Nayereh Tohidi, attivista per i diritti delle donne, Professor Emeritus di Women’s Studies, California State University, USA

Mehrdad Vahabi, Professore di Economia, Sorbonne Paris North University, ricercatore presso Paris Dauphine University, Francia

Saeed Yousef, ex prigioniero politico, poeta, Germania

Shirin Zakeri, ricercatrice, Professoressa a contratto di Iranian Studies, Sapienza Università di Roma, Italia

Sara Zarei, poetessa, critica, attivista per i diritti dei lavoratori, Iran