In un conflitto che si estende e si intensifica, colpire università, scuole e centri di ricerca non è un effetto collaterale della guerra: è una scelta. È il segnale di una dimensione strutturale delle ostilità, di una forma di guerra che non mira soltanto ad obiettivi militari, ma che investe deliberatamente le fondamenta civili, culturali e intellettuali di una società, incidendo sulle condizioni stesse della produzione del sapere.
È in questo quadro che si collocano i comunicati della Società per gli Studi sul Medio Oriente (SeSaMO)1, che l’Osservatorio sull’Iran ha recentemente condiviso, e della British Society for Middle Eastern Studies (BRISMES)2, due tra le principali associazioni accademiche europee dedicate allo studio dell’area mediorientale e nordafricana (MENA), che esprimono una netta condanna degli attacchi israelo-statunitensi contro istituzioni educative in Iran e Libano.
Tra gli atenei colpiti, SeSaMO denuncia i bombardamenti contro il Politecnico Imam Hossein (7 marzo 2026), il Politecnico Malek Ashtar (21 marzo 2026) e l’Università della Scienza e della Tecnologia (28 marzo 2026), a Teheran; l’Università di Isfahan, colpita per la seconda volta il 29 marzo; e l’Università Libanese di Beirut, attaccata il 12 marzo, con la morte di due docenti.
In totale, secondo BRISMES, almeno sedici università e centri di ricerca risultano danneggiati in tutto il paese, non solo nelle città principali ma anche nelle province di Azerbaigian Occidentale, Ilam, Bushehr, Chabahar (Sistan e Baluchestan), Khuzestan e Hamedan. I danni documentati comprendono aule, laboratori, biblioteche, dormitori, edifici storici e infrastrutture critiche per la ricerca. Secondo il Ministero dell’Istruzione iraniano, le università danneggiate sarebbero in realtà molte di più, almeno 323.
Particolarmente allarmante appare, inoltre, il carattere sistematico degli attacchi, che sembrano colpire in modo mirato istituzioni di eccellenza nel campo scientifico e tecnologico, tra cui la Sharif University of Technology, l’Iran University of Science and Technology e l’Isfahan University of Technology. Va inoltre segnalato il danneggiamento dell’Istituto Pasteur di Teheran, struttura fondamentale a livello nazionale per la produzione di farmaci, con evidenti implicazioni per la salute pubblica e la ricerca biomedica.
Tali attacchi non possono essere ridotti alla categoria dei cosiddetti “danni collaterali”, incidendo direttamente sugli spazi della formazione e della ricerca, compromettendo il diritto all’istruzione e colpendo in modo profondo il tessuto civile e culturale delle società coinvolte.
Il quadro più ampio delineato dai comunicati evidenzia una situazione estremamente grave anche per la popolazione civile. In generale, dalla data di inizio dei bombardamenti (28 febbraio 2026), SeSaMO riporta che la Mezzaluna Rossa iraniana ha censito circa 82.000 strutture civili colpite: 62.000 abitazioni, 498 tra scuole e università, 281 tra ospedali, farmacie e presidi sanitari, con 94 ambulanze distrutte o danneggiate (dati aggiornati al 24 marzo 2026). Nel frattempo, l’agenzia di ricerca Airways aveva già documentato, all’inizio di marzo, un ritmo senza precedenti di attacchi, con punte superiori ai mille al giorno.
Emblematico l’attacco, avvenuto il primo giorno dei bombardamenti, ad una scuola femminile a Minab, nella regione di Hormozgan, nel sud dell’Iran, in cui hanno perso la vita circa 170 persone, in maggioranza – 110, precisa BRISMES – bambini in età scolare4. Meno di un mese dopo, l’uccisione del Prof. Saeed Shamghadri, docente dell’Iran University of Science and Technology, insieme ai membri della sua famiglia, rappresenta un ulteriore episodio di uno schema di lunga data di uccisioni mirate di accademici e ricercatori.
In merito all’esistenza di uno possibile schema, SeSaMO colloca esplicitamente gli attacchi in Iran e Libano all’interno di una strategia deliberata già sperimentata a Gaza, dove le forze israeliane hanno distrutto tutte e dodici le università esistenti, oltre ad uccidere migliaia di studenti, docenti e personale amministrativo. BRISMES, pur senza richiamare direttamente il caso di Gaza, sottolinea come tali azioni si pongano in aperto contrasto con i principi del diritto internazionale umanitario, che riconosce le università come infrastrutture civili protette, e possano configurarsi – se confermate – come gravi violazioni suscettibili di rilevanza sul piano dei crimini di guerra.
BRISMES ha infine rivolto un appello diretto al governo britannico, chiedendo il rispetto del diritto internazionale umanitario, la cessazione degli attacchi contro università e infrastrutture civili, l’interruzione delle uccisioni mirate di accademici e l’avvio di indagini indipendenti. L’appello si estende all’intera comunità accademica internazionale, sollecitata a prendere posizione attiva a difesa della libertà accademica e dell’integrità dell’istruzione superiore.
Le università non sono soltanto edifici o infrastrutture – sottolinea BRISMES – ma luoghi di produzione del sapere, di formazione critica e di cooperazione scientifica internazionale. La loro distruzione non riguarda esclusivamente i paesi colpiti, ma incide su un patrimonio condiviso di conoscenza, a livello globale, con effetti che si estendono alle generazioni future.
In questo senso – conclude BRISMES – il silenzio di fronte a queste violazioni rischia di normalizzare pratiche già adottate altrove e potenzialmente replicabili in altri scenari, creando un pericoloso precedente.
- Comunicato sugli attacchi contro università e infrastrutture civili in Iran e Libano, Società per gli Studi sul Medio Oriente (SeSaMo), 31 marzo 2026 ↩︎
- Statement on the Targeting of Universities and Research Institutions in Iran, British Society for Middle Eastern Studies (BRISMES), 14 aprile 2026 ↩︎
- Adam Pourahmadi, Universities become new frontline as the US-Israel war against Iran escalates, CNN, 31 marzo 2026. ↩︎
- «Sebbene l’istituto fosse formalmente classificato come scuola femminile, occorre precisare che, in alcune aree dell’Iran, soprattutto a livello di istruzione primaria, le classi possono includere studenti di entrambi i sessi. Tale situazione si verifica talvolta a causa della carenza di personale docente, che rende non sempre pienamente applicabile la segregazione di genere prevista dal sistema educativo». Università e scuole in Iran e paesi limitrofi: distruzione, interruzione e resilienza nel contesto del conflitto, CIMEA, 2026 ↩︎
